venerdì 28 agosto 2015

Scattiscritti "Ora sapeva"


"Ora sapeva" foto di Giovanni Caselli  
Foto di Giovanni Caselli

Era importante sapere cosa ci fosse dopo quei giorni col giubbotto leggero e la voglia di camminare in solitario dopo la colazione fatta in casa. Il tragitto cambiava di poco,
gli stessi pensieri non hanno bisogno di luoghi diversi per tornare a galla. Ma quel mattino fermò il cammino prima del solito, posò gli occhi oltre la punta dei piedi e si appoggiò, perché la vista conosciuta oltrepassata sempre troppo in fretta, gli dirottava ora la mente, l'attenzione, su altro mai considerato. Acqua di fiume, porta con ciò che sul cammino trova, qualcosa si arena sulle rive, qualcos'altro resta per buttarsi nel mare. Un lampo di chiarezza, che non pensava di avere nel suo sé,lo scosse. Sbottonò il giubbotto, prese il primo tepore del giorno in arrivo sul volto ora disteso.
Ora sapeva.

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domenica 9 agosto 2015

Pit Stop "Note scritte" (ascoltando la musica di Stefano Cencetti)

Queste brevi scritture, nascono nel momento dell'ascolto: non prima, non dopo.


"Note scritte" (ascoltando la musica di Stefano Cencetti)



Mi ascoltasti perché non potevi farne a meno. Io parlai veloce troppo veloce, ma non sapevo fare altro. Quando non ebbi più parole, quando la velocità del pronunciarle si fermò in bocca, tu sorridesti: di quel che già sapevi, di come io te lo avevo detto, dell’idea che tu come me non lo avresti mai fatto. Allora piansi piano, in silenzio, finché il tuo stringermi fu più forte di ogni suono…

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"Le parole che non so dire" musica di Stefano Cencetti

                                     "Le parole che non so dire" musica di Stefano Cencetti

Impressioni in penna "Il paese che c'è" Teatro Povero di Monticchiello Il paese che manca

Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…
 

"Il paese che c'è" Teatro Povero di Monticchiello Il paese che manca


Monticchiello ancora in scena, per la quarantanovesima volta. Un paese la sua gente, che continua a raccontarsi per esserci, per dire la sua, per rinnovarsi e rinnovare la sua storia, tenere a memoria il suo passato, provare a gettare l’ancora nel suo futuro, avvalendosi di un presente che spesso vuole solo suggerire la parola fine. E’ un luogo fatato quello del Teatro Povero di Montichiello che si monta e si smonta ad ogni rappresentazione, si illumina, da voce, si veste e si sveste, si riempie di “genti”; sul palco fatto di tavole, sulle sedie rosse in attesa di essere riempite. Non ricordo che anno era, forse il 2003 o 2004, quella fu la mia prima volta a Monticchiello, la seconda quest’anno, domenica scorsa, una settimana fa. Prima fila, due posti prenotati on line, un piatto “pecorino e pere” consumato alla Locanda poco prima dell’inizio dello spettacolo, un’emozione forte a tratti commovente, che per tutta la durata dello stesso mi ha accompagnato. Ho atteso la fine, mi sono alzata, dopo aver applaudito forte, dopo aver represso l’istinto di montare anche io su quel palco e abbracciare tutti, uno ad uno, sono andata a congratularmi, dietro le quinte "in strada", per come quel testo appena accolto, mi fosse arrivato dentro con struggente potenza.  Racconto bellissimo questo datato estate 2015, tanto corale quanto individuale, proprio perché in maniera diversa ma comune, ci  appartiene, qualsiasi sia la nostra età. la nostra condizione. Non è una commedia, non ci sono veri attori, è solo vita, “la” vita di tutti quelli che su quel passaggio di paese imprestato al teatro, provano  ancora una volta a metterla in scena, con semplicità, spontaneità, amarezza quando arriva, gioia quando coglie, sogno sempre! Così che lo scambio che avviene tra loro e noi, diventa, resta ed è, naturalmente naturale. “Il paese che manca” invece c’è tutto, con la sua tenacia, la sua caparbietà, le sue contraddizioni in questo presente precario, figlio appena maggiorenne di un passato stabile, concreto, andato suo malgrado sfilacciandosi, ma che con la stessa stabilità e concretezza continua a vedere, sentire, provare... domani. 
Emozione pura, pura emozione.
Grazie 

Domenica 2 agosto 2015



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Foto di Marco Galeotti

Foto di Marco Galeotti