sabato 28 giugno 2014

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Particolari"


"Particolari"
   
Dondolò sui tacchi, troppo alti per una pausa caffè di metà mattino, poco adatti al suo passo, con quelle sue ginocchia che anticipavano il resto e il busto che a scatti le seguiva. Lasciò il bar, non si voltò. Per la prima volta da quando ci conoscevamo, non mi sembrò nulla di che e rimasi perplesso dell’averla ritenuta affascinante e desiderabile. Ci frequentavamo da un anno, mi faceva sangue, riuscivamo senza troppi sforzi, a condividere anche dei momenti, rari a dire il vero, di sola cerebrale intesa. 
Ma quel giorno davanti a quel caffè fatto a regola d’arte mi accorsi che da troppo tempo non mi soffermavo più sui particolari. Abbassai lo sguardo, misi bene a fuoco la tazzina che avevo lì davanti. Era bianca di porcellana finissima, così diversa da quelle solitamente servite nei bar, che azzardai a pensare fosse stata presa in prestito dal servito buono di famiglia dei titolari del locale. Il piattino su cui poggiava era grande, tanto da contenere la tazza al centro, da ospitare intorni a quella un paio, o forse tre, di quei biscottini secchi che bene si accompagnano con il gusto cremoso dell’espresso. Un rigo color platino di tre millimetri circa, bordava il piattino, mentre un altro del medesimo colore ma un poco più spesso ne delimitava il centro, su cui poggiava la tazza con le stesse rifiniture.  
Alzai lo sguardo, di lei non c’era più traccia. 
Nessun particolare di lei, mi tornò a memoria. 






                          

venerdì 27 giugno 2014

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Padri"

"Padri"
Quando apprese quella decisione andò in caos, sussultò il suo cuore, in scosse andò il suo corpo e la testa faticò ad accettare. 
Separarsi di nuovo da un figlio già una volta lasciato, pur vivendolo a scadenze fisse, a frammenti di giorno sottratti al lavoro, cercando ogni volta di trasformare quelle poche ore insieme, in atti di puro amore, di arricchimento per entrambi, gli sembrò troppo, gli parve disumano. Perché il cordone ombelicale che con fatica si recide, non è solo appannaggio delle madri. 
Incamerò, rielaborò, ripensò con forza alle ragioni valide, serie, che la donna con cui quel figlio aveva concepito, gli aveva esplicato con un po' di ritrosia e una punta di timore.
Prese tempo, prese consapevolezza, con dolore muto accettò quel futuro troppo prossimo. 
Parlò al figlio, ancora acerbo alla vita ma determinato su come voleva condurla. Lo interrogò solo ascoltandolo, lesse le espressioni sul suo volto, intese che quella avventura di vita lontana da scoprirsi tutta, lo intrigava, lo eccitava benigna. 
Mise a tacere il suo egoismo di padre in abbandono, dette voce all’amore che su tutto comanda. 
In un taccuino prese appunti di lacrime. 

Quando raccontò ad un amico comune la sua prova di padre,  sapeva con certezza che la storia mi sarebbe giunta. 
E che così io l'avrei raccontata...




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Pit Stop in poesia "Sorprendimi"

"Sorprendimi"




Stupiscimi ancora 


come l’inizio oramai già in memoria. 

Avvolgimi 

nelle spire della tua fragranza in abbraccio. 

Invadimi 

di versi sussurrati sul collo. 

Guardami 

unica alla tua vista che di me s’acceca. 

Sorprendimi 

con le tue rughe di saggezza. 

Dammi 

ciò che in silenzio non chiedo.

Traghettami 

nel futuro in rimanenza. 



Quando stupirsi 

sarà soltanto la mano dell’uno 

che l’altra inerme cerca. 

 Quando saremo 

da un qualcuno avvolti, 

e di pace invasi, 

ci guarderemo ancora, 

sorpresi dall’eterno, 

 che il “dammi” cancella, 

approdati in quel dove, 

che il separarci non conosce.

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venerdì 20 giugno 2014

Pit Stop " Vorrei"

"Vorrei"
 
Vorrei isolare il cervello dal resto, mandarlo in pausa, ordinargli “fermati”! Che mi lasciasse in pace, che mi mandasse in trasferta. 
Vorrei non vedermi l’espressione corrucciata che invece sullo specchio mi vedo, avere lo sguardo in luce, i tratti del volto spianati. 
Vorrei riuscire a fermarmi su quello che faccio e non su quello che dovrei ripensando al non fatto. 
Vorrei non essere qui, tra una passata di straccio sul pavimento e  un pensiero da inviare in rete. 
Vorrei essere in cammino, con scarpe comode e nulla nelle tasche per potermi rintracciare. 
Vorrei prendermi ferie da me stessa, tramutarmi in altro. 
Di certo qualcosa sarei. Di certo non quello che ora sono..

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venerdì 13 giugno 2014

Pit Stop "...in volo..."

"...in volo..."


E’ presto, il caldo avanza e vorrei continuare ancora un poco a dormire. Resto qualche altro minuto, mi giro rigiro nel letto, mi alzo. Succede spesso ma la colpa non è della calura ma dei pensieri. Si accatastano gli uni sugli altri, si accumulano, prevaricano, impazzano nella mia testa, fatico a contenerli. E allora già rammento che mi alzavo presto anche nel passato inverno, autunno e primavera, che poi non c’è più bella stagione di quest’ultima per dormire di gusto. Mi sembra di sentirmi forte, o forse forte lo sono davvero, ma un groviglio lo stomaco attanaglia, una matassa che invece di dipanarsi si attorciglia sempre più. Insomma cosa faccio?... Semplice, VIVO! Vivo nei giorni che in fila si mettono, vivo per le magagne, i problemi tosti che addosso mi alitano che dovrò affrontare, senza se e senza ma, vivo per provare a reinventarmi un futuro incerto, per tentare di andare in vecchiaia in modo decoroso. Faccio tutto questo senza un preciso obbiettivo prefissato, coerenza, strategia. Lo faccio e basta, viene da se, tutto mi porta, tutto mi conduce, tutto va. 
Le mongolfiere sono in volo, Tatiana stamattina le ha fermate in uno scatto. 
Librarmi con loro. Cos’altro se non questo?...

Buona giornata a tutti



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Mongolfiere sulla valle foto di Tatiana Baccetti

martedì 10 giugno 2014

Impressioni in penna..."Sfila la storia..."


Le mie “impressioni in penna” nascono dal desiderio di far migrare nella scrittura quello che l’anima ha visto, digerito, rielaborato. Perché a modo mio resti…

“ Sfila la storia…”

Montespertoli, 8 giugno 2014

La calura scioglie, le bestie scalpitano, il giardino risuona di zoccoli, di popolo in chiacchiere, di cinguettio in trine. Il castello di Sonnino anche quest’anno accoglie la partenza del Gruppo Novecento per la storica sfilata per le vie di Montespertoli. 
Le porte in affaccio sul parco sono aperte, donne, uomini, ragazzi e bambini di ogni età, ne varcano in presente la soglia, ne escono in passato. Accade sempre così, ad ogni chiusura di Festa del Vino, dove un giorno di giugno d’oggi, va a prenderne uno in un giugno di ieri. 
Sta sospeso il tempo, cambiano i volti, si fanno antichi gli odori, e quel muoversi piano che più non ci appartiene torna a condurre. Nulla è lasciato al caso. Un’atmosfera da paese in ricordo dilaga. 
Giacomo Tinacci, fondatore del Gruppo, con maniacale passione dirige da anni questa splendido gioco del rievocare, controlla ogni dettaglio, ad ogni figurante “spulcia” il costume, impartisce le consegne, colloca i “personaggi” all’interno del corteo. Tutti si prestano al rito, accolgono con rigore il suo volere garbato e competente, si immedesimano in questa corale commedia da riportare ancora una volta in scena. 
Per la prima volta partecipo alla sfilata, col mio abito da popolana messo insieme all’ultimo momento, col mio cesto di petali da lanciare con grazia al pubblico presente al nostro passaggio. Il mio posto è dietro un carro trainato da un solo cavallo, fanciulle in abiti fioriti che figlie potrebbero essermi, sopra vi siedono. 
Aspetto la partenza, mi commuovo guardandomi intorno. La vita di ieri mi abbraccia: quella dei mestieri poveri, dei coloni in fatica, della nobiltà in veletta e calzari. 
Non so se ciò che ora siamo renda giustizia a come eravamo. Il progresso ha messo fretta al tempo, ha prevaricato sulle buone intenzioni, ci ha scippato dell’importanza del ritrovarsi. 
Forse siamo ancora in tempo per fermarci. 
Il carretto si muove, il corteo si snoda, le fanciulle ridono…  


Ringrazio Giacomo Tinacci e il Gruppo Novecento per avermi fatto… sognare!|

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Gruppo Novecento Sfilata Storica giugno 2014