venerdì 28 settembre 2012

Scattiscritti "Ricetta per il cielo in una stanza"

...il cielo stellato sopra di me...

 Ricetta per “il cielo in una stanza”:   foto di Alessandro Fontani

Soffiate sulla fantasia, lasciate che si depositi sulle pareti della stanza. Prendete dieci once di forza del pensiero e penetrare con quelle il soffitto, in modo da aprire una breccia, larga quanto basta perché gli occhi al di là possono guardare.  Distendetevi supini, sospirate con goduria, sorridete con la labbra. Aspettare almeno 60 minuti. 
Recuperate poi la cartolina con l’immagine del cielo, dei lune e di stelle che con cura avevate legato alla trave del soffitto. 
E ridete di voi! 
Ancora in grado di godervi la vita.



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venerdì 21 settembre 2012

Pit Stop "...anzianofilia..."


Prima o poi mi accuseranno di “anzianofilia”! Già la immagino, una coppia della terza, quarta età, avvicinarsi… 
“Mi scusi, ma cosa ha da guardare? Le serve qualcosa?...Sono dieci minuti che ci sta radiografando…! – tra il seccato parecchio e l’insospettito molto- 
Al sicuro rossore del mio volto, accompagnerei l’emozione delle parole rispondendo… 
“ …Da tempo osservo meno le donne incinta, non perché la vita in arrivo abbia smesso di affascinarmi , ma perché la cosa in se per me, si va di giorno in giorno allontanando. Siete voi ora a venirmi incontro. Avida e curiosa vi stano tra i corridoi della coop, nei giardini, tra le bancarelle del mercato, seduta nel tragitto obbligato in tranvia. 
Mi perdo, mi perdo nella vita che vi passa tra le rughe, in mezzo ai vostri passi qualche volta incespicanti, nel colorito unito e bronzeo che avete di ritorno dall’ennesima luna di miele, stavolta sottratta agli amati ma onnipresenti nipoti. Senza vedervi vi ascolto nelle frasi delle fermatine con gli amici rimasti; un malanno scampato, un ricordo comune, un programma a breve termine. A braccetto riprendete la strada, col sorriso o la tristezza per ciò che vi siete scambiati. 
Quello che però sempre mi perdo, è il vostro annegarvi fiduciosi negli occhi, nell’anima dell’altro. Qui io non ci posso entrare, non posso vedere, provo a immaginare, augurandomi un giorno che si compia per me lo stesso destino..." 
Ammutoliti mi ascolterebbero forse, con le ultime parole che m’inciampano nella commozione. 
Un loro abbracciarmi silenzioso sarebbe perfetto, un arrivare al loro tempo come loro, ancora di più… 

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domenica 16 settembre 2012

Impressioni in penna "Vorrei..."



Forse è per via di questa estate partita tardi e prolungata poi, che guardandomi intorno, facendomi attraversare gli occhi da questo paesaggio di campagna, l’inverno sembra ancora lontano. I verdi dominano, si scivolano addosso l’un l’altro, dando vita a svariate scalature. Seguono i gialli dai rossi inseguiti. C’è un’alchimia di colori che non posso fare a meno di fermare l’auto e lasciarmi rapire, almeno da quel rettangolo di valle che si mostra al di là del finestrino. Lo prendo in prestito e lo conduco in un pensiero che comincia con “vorrei”….

Vorrei che il giallo si facesse speranza, il rosso rabbia, il verde solidarietà. Giallo, come le fronde degli alberi in attesa di spogliarsi e di nuovo rinverdire. Rosso, come le foglie delle viti in riposo ancora attaccate alla pianta in attesa di tornare a dare frutti. Verde, di quel verde che sempre resta più cupo o più tenue a seconda del raggio di sole che l’illumina o dell’ombra che l’oscura. Potrebbe andare la pazienza in rabbia e la rabbia in solidarietà. Mescolarsi, come si mescolano i colori alle parole. Accendo il motore e piano riparto. Coraggio mondo… ce la possiamo fare…

 
(Precedentemente pubblicato sul mensile INFOPUNTORAP nel mese di dicembre 2011)
 
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sabato 15 settembre 2012

Da 1000 a 4000 battute spazi inclusi "Immagino..."



…immagino…


In attesa del nuovo raccolto, le vigne riposano. Mosso è il terreno tra i filari, mentre la rosa rossa s’aggrappa e cresce, sulla prima palina di ognuno. Geometria della natura, linee parallele corrono nude, finché il sole, l’acqua e il tempo le rimpolperanno di foglia, di frutto acerbo in attesa di farsi nettare, per gli uomini, per gli dei.
Campagna Toscana, terra di vino, dove il mio passeggiare ogni volta gode, dell’ora diversa, della diversa stagione. E se quello che ammiro non mi basta, posso sempre fermarmi, concentrare il mio sguardo su un rettangolo di valle che ho dinanzi, e immergermi in un passato che solo la fantasia e un po’ di cultura, mi permettono di immaginare…
“ …<Oh Gino, senti come le cantano le tu donne, di cui a sera che avranno più cantato o più colto?....> gli vocia Ettore dai fondo di filare.
Gino ride e con lui gli vengan dietro tutti gli altri, senza levare i capo da i lavoro, che i ritmo e un va perduto, perché i padrone poi a fine giornata, potrebbe avere da ridire.
Intanto Settimo i figliolo maggiore dell’Assunta la vedova di poero Nanni, si carica i panieri sulle spalle, fin su in cima alla vigna, dove i carro coi du buoi attaccati l’aspetta. Senza fa che neanche un grappolo si perda, rovescia i panieri nella tinnela , e quando questa l’è ricolma, incita le bestie e s’avvia coi carico alla cantina. Quanti viaggi e faccian tutti e tre fino alla sera, e un c’è da sapello! Di certo indò cè Settimo c’è i buoi e viceversa…
Quest’anno gli stato intaccato i mese d’ottobre pe dare i via alle vendemmie, perché i sole dopo l’acquazzone di fine agosto, unne volea sapè di intiepidissi, e i chicchi continuavano a crescere e a zuccherassi. Dicono che questa annata la sarà da ricordare, che ce ne sarà di che mescere pe tutto l’anno e che i chicchi l’eran così sodi, che la governatura de tinila si farà da se!...”
Da buio a buio, le schiene rimanevano curve sui grappoli, e solo quando il campanile della chiesa batteva la mezza, le braccia si arrestavano. Allora come pulcini i figli più piccoli, sparsi tra i filari, tornavano alle madri, si toglievano il cappello e s’asciugavano la fronte gli uomini, mentre le donne mettevan mano ai cesti di pane e companatico, distribuendo parsimoniose a quelle bocche in attesa. Anche i grappoli d’uva sottratti alla raccolta, accompagnati da un pezzo di pane, diventavano primo, secondo e dolce, di un epoca arida di cibo. I giorni di vendemmia sancivano un po’ l’abbandono della bella stagione e quel momento di lavoro quasi conviviale, era baciato spesso dall’ultimo tepore del sole d’autunno. Dopo vento e gelo avrebbero tagliato i volti, e spaccato di geloni le mani..

Immagino…




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Montespertoli (FI). Nei pressi di Poppiano